Distribuire emozioni conservando un po’ di lucida follia: così Maurizio Vanni e il Lu.C.C.A. ribaltano il presente

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Distribuire emozioni conservando un po’ di lucida follia: così Maurizio Vanni e il Lu.C.C.A. ribaltano il presente

Distribuire emozioni conservando un po’ di lucida follia: così Maurizio Vanni e il Lu.C.C.A. ribaltano il presente

L’eloquio alimentato da una passione incendiaria ispeziona di nuovo la stanza, fino ad intridere pareti e spettatori. La storia non accetta di dissiparsi. Anzi: torna a srotolare battiti nel verso giusto. Il sangue erompe nelle vene. La pelle canta. Restituire l’emozione quasi catartica di un museo che torna a pulsare non è esattamente una passeggiata di salute. Afferrare il timone per tenere la barra dritta, ancor meno. “Con queste cose torno a sentirmi vivo”, ti racconta Maurizio Vanni, lo sguardo benevolo – ma deciso – di chi si sente al comando di un’imbarcazione crivellata da incertezze. Un viaggio tra flutti da scansare ricorrendo alle virtù che hanno punteggiato un’esistenza: il basamento di una formazione culturale spaziosa, la lama incandescente dello storytelling, i denti del marketing emozionale che promettono di ribaltare un destino avverso. Sentimenti affilati che percorrono anime inquiete.

“Pensate – confessa al piccolo pubblico preso per mano per arabescare un’ora di tempo con il confortevole pretesto dell’arte – che non sono mai stato così a lungo a Lucca. Questa città l’ho sempre presa a piccole dosi, coltivando incarichi che mi hanno condotto in tutto il mondo. Ora che gli impegni internazionali sono stati messi in stand by, lavoriamo senza tregua per garantire la sopravvivenza del Lu.C.C.A., ma è inutile nascondersi: la situazione è complessa per tutti. Al momento ho deciso di quadruplicare gli sforzi come docente e formatore, ma abbiamo bisogno che la gente torni a vivere i musei, a sentirli come casa propria. Non vediamo l’ora di chiamare le persone per nome, di ripristinare un contatto umano. I tour virtuali? Mi dispiace – argomenta – ma noi abbiamo scelto una posizione netta: vanno bene, a patto che restino una risposta ad un’urgenza temporanea. La sindrome di Stendhal, ve lo garantisco, non è una cosa che puoi provare dal pc. In tutto questo non abbiamo smarrito la nostra vocazione per il sociale: la Responsabilità Sociale non ci frutta un singolo euro, ma ci arricchisce molto interiormente e rende virale un luogo che cerca di far parte della quotidianità delle persone”.

Il Museo Lu.C.C.A: dove arte, teatro e storytelling si fondono

Il direttore generale del Lu.C.C.A. (nonché museologo, storico dell’arte, specialista in governance e marketing museale e marketing non convenzionale) non è il tipo che ama girarci intorno. Con l’eleganza fascinosa che contraddistingue un eloquio ipnotico, accurato, cicatrizza la questione della ripresa facendo perno su concetti come “inganno leale”, “piattaforma del benessere emozionale” e “lucida follia”.

Prima però bisogna andare in scena. È questo uno dei terreni d’elezione di Vanni. Casa, per lui, ha la facciata sicura dello storytelling. “Un impianto su cui ho costruito una carriera”, rivela al termine della performance. Come dargli torto? D’un tratto la stanza si fa affollata, ma il distanziamento sociale stavolta non incrina le sicurezze degli astanti. In un gioco di dissolvenze, fanno il loro ingresso le figure imperiose di Magritte, Dalí, Miró, Masson, Man Ray, Bellmer, Matta e De Chirico. Qualcuno ha detto Surrealismo? La trama crea una tregua da pensieri che affollano giornate di sospiri. I sussulti, stavolta, sono quelli desiderati. Maurizio ti apre il salotto buono e mette su anche una tazza di un qualche corroborante infuso. La comparsa in scena di un’attrice consumata – Simona Generali nei panni di un Magritte che mette in dubbio la propria identità – aggiunge tensione positiva all’insieme. Il museo sveste i panni della classica proposta culturale e diventa acceleratore di battiti per il pubblico. “Spero che uscendo di qua possiate dire di esservi divertiti”, la preghiera laica del frontman. “No – lo corregge un ospite giunto da Milano – di più. Ci siamo emozionati”.

Il Surrealismo è servito: lo spettacolo lima le scarificazioni dell’anima e ti conduce verso una realtà ulteriore, composta di irrazionale e di sogno. Proprio quello che serve ad un museo, oggi, per continuare a rimanere in equilibrio tra i gorghi del presente. “La distinzione tra musei pubblici e privati? È priva di significato. Oggi il Mibact – ricorda Maurizio – tiene sotto la sua ala soltanto quattrocentocinquanta enti come questo. Il problema è che ne restano fuori oltre seimila. Eppure, non ci arrendiamo. Continuiamo a dialogare profondamente con tutte le anime del territorio, perché da soli non potremmo farcela: sociale, ambiente, scuole, turismo, salute, enogastronomia, tecnologia funzionale, formazione, laboratori per piccoli e adulti e perfino un comparto dedicato alla creatività al femminile. Con l’orizzonte di Dubai che ci aspetta, poiché soltanto rimandata: quell’appuntamento ci fa rimanere ottimisti, perché sappiamo che ripartire è necessario. Nel frattempo tentiamo di recuperare la nostra normalità, tassello dopo tassello: il break even è un ovvio miraggio possibile, le nostre giornate sono infinite, ma una passione incandescente, l’alto profilo della nostra squadra e un briciolo di lucida follia ci permettono di galleggiare”.

Un momento della presentazione – evento

Sferzato da una irriverente fiammella interiore, Maurizio non ha altra scelta. Oggi attraversa questo tetro intervallo con lo spirito di chi ha saputo riemergere a testa alta da una congerie di battaglie. “La mia carriera è stata e continua ad essere densa di grandi soddisfazioni, ma nessuno mi ha regalato niente e ho anche saputo mettermi a dura prova. Oggi ripartiamo da uno staff altamente qualificato e da piattaforme del benessere esperienziale come questa. Le persone sono quasi intimorite dalle sensazioni forti e molti, se devono scegliere, propendono per la normalità. Credo invece che sia necessario tornare a pensarci fuori dai circuiti classici: oggi più che mai vince chi ha il coraggio di immaginare una realtà differente. Il benessere? Sarà per tutti una priorità e non dimentichiamo che tutti, proprio tutti, pur non ammettendolo, saremo differenti da prima”.

“Ecce homo!”, esclama in chiusura contemplando un abbraccio immaginifico con il pubblico. Le luci del museo tornano ad abbassarsi, con la promessa di riaccendersi domani. Le opere d’arte soppesano il momento serafiche, consapevoli di averne viste tante. Un ritaglio di speranza ha imbevuto i pensieri. Maurizio e la sua flotta solcano ancora acque impetuose, eppure adesso stiracchiano un sorriso. Tornare a sentirsi è già un balsamo che lava via la stanchezza. Una vittoria che incrina il cemento armato della rassegnazione. Un surreale segno di rinascita premuto dentro un tempo ammaccato.