Andrea Colombini in punta di fioretto: “Sarebbe meglio smettere di fare concerti a cui non va nessuno e sostenere quelli che portano un vantaggio reale alla città!”

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Andrea Colombini in punta di fioretto: “Sarebbe meglio smettere di fare concerti a cui non va nessuno e sostenere quelli che portano un vantaggio reale alla città!”

Andrea Colombini in punta di fioretto: “Sarebbe meglio smettere di fare concerti a cui non va nessuno e sostenere quelli che portano un vantaggio reale alla città!”

Andrea Colombini – direttore d’orchestra e ideatore del “Puccini e la sua Lucca Festival” – racconta il suo viscerale rapporto con Giacomo Puccini, spiegando cosa l’ha spinto, ormai quasi vent’anni fa, a dar vita ad una manifestazione permanente con spettacoli quotidiani dedicati al Maestro. L’imprenditore lucchese ha poi illustrato qual è la sua idea di politica culturale in una città come la nostra, non risparmiando suggerimenti e qualche pungente critica a chi al momento determina e stabilisce l’agenda degli eventi in città.

 

Andrea Colombini, quasi vent’anni fa lei ha dato vita a “Puccini e la sua Lucca Festival”. Quando e come ha deciso di voler fondare una manifestazione dedicata al Maestro?

La musica di Giacomo Puccini è sempre stata nella mia famiglia perché abbiamo sempre ascoltato il Maestro: mio nonno era un grande melomane e fortunatamente mi ha trasmesso questa passione. Diciamo che è saltata una generazione perché mio padre aveva invece la passione per la Lucchese Calcio, che io non seguo assolutamente, e infatti mio padre mi odiava. Mi odiava perché io ero sensibile alla musica, alla cultura e al teatro e ho sempre aborrito lo sport. Ecco, mi è sempre piaciuta la musica classica e, dopo aver organizzato concerti sin dal 1991, nel 2003 mi sono venute spontanee alcune domande: “Perché a Lucca non c’è un evento quotidiano per Giacomo Puccini? Perché a Lucca non c’è un evento che sia un monumento al più grande lucchese nel Mondo, nonché uno dei più grandi italiani mai esistiti?”. Allora ho cominciato a girare il mondo per osservare esperienze simili, perché volevo fare una manifestazione che fosse quotidiana e non periodica. Ho visto esperienze diverse, le più disparate – a Edimburgo, Praga, Londra e Parigi – e mi sono reso conto che non c’era niente che soddisfaceva la mia idea: io non volevo fare un McDonald’s della musica, volevo che ogni sera ci fosse un evento diverso di alta qualità, con artisti sempre differenti. Dunque studiai il progetto e ne parlai con il mio Direttore Musicale dell’epoca, che mi disse che ero un pazzo e che una cosa del genere non era realizzabile. Io, invece, ero convinto del contrario. Ero convinto che un progetto di questo tipo si poteva e si doveva fare, mettendo insieme tanti artisti e facendo un importante investimento…ma ne sarebbe valsa la pena! Di conseguenza partimmo, il 6 Marzo 2004, e da allora abbiamo fatto più di un milione e 200.000 spettatori, abbiamo fatto quasi 5500 concerti. Indi per cui credo di potermi ritenere soddisfatto perché fu una bella intuizione…in definitiva sono colui che ha riportato Puccini nel luogo a cui appartiene, ovvero la sua città natale.

Può fare un bilancio di questo lungo periodo insieme a Puccini?

Il bilancio è semplice: tantissimi spettatori, più di 300 artisti che collaborano con noi, un numero davverp importante di concerti effettuati, 310 ore di programmi televisivi realizzate per Star Content, Sky UK, Sky Arts e altri produttori. Personalmente, poi, come direttore d’orchestra ho realizzato quasi 400 concerti con l’Orchestra Filarmonica di Lucca. Ecco, noi siamo soddisfatti perché rappresentiamo un festival che, comunque, fino ad oggi – a quasi diciotto anni di vita – ha goduto di contributi pubblici soltanto per i primi quattro anni. Per il resto, poi, tutte le amministrazioni ci hanno negato soldi, indi per cui andiamo avanti con le nostre risorse.

Se lei dovesse identificarsi in una composizione del Maestro, quale sceglierebbe e perché?

Sicuramente la Bohème, per un semplice motivo: è sintetica! “La brevità gran pregio”, dice appunto l’opera. E infatti è l’opera più breve di Giacomo Puccini, quella più sintetica ma anche la più densa di bellissime melodie. Quella più giovane, più scattante, più entusiasmante…ma soprattutto la più completa! C’è tutto: il momento di allegria, il momento di gioia, il momento di depressione, il momento di tragedia, il momento d’amore, il momento di passione e poi quello di amicizia. Vede? C’è proprio tutto! E anche il nostro festival è questo, un’esperienza di amicizia fatta con ardore e dedizione veramente monacali. Proprio quello che volevo realizzare, perché annoiarsi lavorando è la cosa peggiore che possa succedere nella vita.

Com’è il rapporto tra la città – sia cittadini che Istituzioni – e la sua manifestazione?

La città ama la nostra manifestazione. La amano i commercianti, i negozianti, i ristoratori, gli albergatori e c’è grande stima per me e per quello che ho fatto. Di questo, ovviamente, li ringrazio. Le amministrazioni mi vedono invece come fumo negli occhi, nonostante la nostra manifestazione gli abbia risolto molti problemi, perché riusciamo ad offrire un servizio decisamente migliore di quello che può dare un Ente pubblico – come il Teatro del Giglio – ad un prezzo decisamente inferiore. Perché? Perché il nostro festival è gestito secondo logiche commerciali e fiscali che sono decisamente più convenienti! Ecco, questo mette molto in difficoltà gli Enti pubblici, perché abbiamo tolto loro uno spazio di azione e soprattutto di prebenda piuttosto significativo. Perché le prebende culturali – specialmente nell’amministrazione di sinistra – sono cosa comune, indi per cui abbiamo rovinato un mercato. Perché? Perché abbiamo dato da lavorare a tanti artisti, e molti di questi artisti lavorano con noi su base di esclusività, per cui non possono lavorare con loro. Ma soprattutto, facendo concerti tutti i giorni, noi abbiamo una grande fetta di pubblico che altri non hanno, perché fanno concerti per una settimana all’anno e quindi non possono avere i nostri risultati. E, mi dia retta, sarebbe meglio smettere di fare concerti a cui non va nessuno e sostenere, invece, quelli che hanno pubblico e portano un vantaggio reale alla città.

E invece il rapporto con i turisti?

Ho 52.000 biglietti venduti, di cui il 98,7% a turisti. Con noi lavorano 51 tour operators. Secondo lei com’è il rapporto con i turisti, buono o no?

Com’è la politica culturale a Lucca? Manca qualcosa?

La politica culturale a Lucca è inesistente, non c’è una linea culturale. Non c’è la volontà di averla perché la cultura è la cenerentola insieme al turismo, e già questo è idiota perché in una città come la nostra questi due settori dovrebbero essere la prima voce…altro che cartario! Noi dovremmo campare di cultura e turismo, e invece la politica culturale è inesistente perché non si vuole collaborare con i privati. Anzi, diciamolo chiaramente, è una politica culturale inesistente perché non si vuole collaborare con l’unico grande privato – che siamo noi – che fa 360 manifestazioni all’anno. Indi, chi agisce così è semplicemente imbecille. Oppure lo fa in malafede, ma questo non lo voglio nemmeno pensare.

Ha qualche idea, suggerimento o spunto da dare a chi amministra o a chi voglia investire tempo e risorse nell’arte e nella cultura?

347-********, chiamatemi! Vi posso dare consulenze come le ho date a tanti Comuni e organizzazioni in tutta Italia. Sicuramente potrei farlo anche gratuitamente, ma non per il Comune di Lucca. Per il Comune di Lucca lo farei a titolo puramente oneroso, perché il mio know-how di trentadue anni di manifestazioni e – chiedo perdono se sembro insolente – di trentadue anni di conclamati successi mi consentono di fare questo. D’altronde se diamo ogni anno centinaia di migliaia di euro ad altri organizzatori – che sono soltanto organizzatori e che nemmeno hanno una linea culturale – non vedo perché debba dare consigli gratis al Comune di Lucca.

Vuole aggiungere altro?

Si, vorrei aggiungere un paio di cose per contestualizzare ciò che ho detto prima sulla inesistenza di una politica culturale a Lucca. Quando il bilancio della cultura è interamente occupato, per circa due milioni e mezzo di euro, da pagamenti di stipendi agli insegnanti del Boccherini – che potrebbero essere pagati dal Ministero con la statizzazione – e dal pagamento degli stipendi del Teatro del Giglio, che produce soltanto 40 serate l’anno, ecco vuol dire che c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va politicamente e socialmente! Per questo io vorrei che i miei colleghi delle associazioni culturali, almeno quelli che non sono inseriti in questi allegri baracconi, si facessero tutti sentire chiedendo: “Che producete? Cosa fate per avere questi soldi?”. Leggo che il Sindaco di Lucca ha detto che non ci sono più soldi. Ha detto che bisogna fare Fondazioni…che non verranno fatte, perché la proposta per la Fondazione del Teatro del Giglio è stata fatta, ad oggi, almeno 7 volte! E la Fondazione Cassa di Risparmio ha già detto che i soldi non ce li mette, indi niente da fare! Sarà forse il caso di togliere di giro i ventiquattro dipendenti a tempo indeterminato del Teatro del Giglio e ricollocarli in uffici dove possano mettere a disposizione del pubblico la loro grande professionalità?! Io farei così, riqualificando il Teatro del Giglio come un’azienda comunale, con un dirigente e quattro impiegati solamente! Vedrete che si risana tutto in un anno, magari chiamando un organizzatore locale e chiedendogli una mano per portare spettacoli. Credo che si potrebbe fare, ma se non è stato fatto finora forse è il caso di chiedersi il perché. Ora i soldi sono finiti, indi per cui il perché va affrontato. E, guardi, non voglio neanche parlare di quei politici che chiedono di costruire teatri nuovi in città…perché forse hanno mangiato qualcosa che gli ha dato davvero alla testa!