Nel mondo di Effenberg: storia, idee e prospettive del cantautore lucchese

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Nel mondo di Effenberg: storia, idee e prospettive del cantautore lucchese

Nel mondo di Effenberg: storia, idee e prospettive del cantautore lucchese

E’ nato tutto da un cajon, uno strumento a percussione peruviano che Paco De Lucia portò in Spagna negli anni ’70, integrandolo nella tradizione del flamenco. Me lo regalarono per un mio compleanno, iniziai a prendere lezioni ed eccomi qua, qualche anno e disco dopo“.

Stefano Pomponi, in arte Effenberg (si proprio come l’ex giocatore della Fiorentina), è un cantautore lucchese e una persona senza troppi grilli per la testa. Pacato ma non per questo banale, introverso ma desideroso di tornare al più presto su un palco perché “per un musicista non suonare dal vivo è come per un fotografo fare delle foto e poi non esporle. E’ stimolante ed è un po’ come la conclusione dell’opera. Non farlo ti lascia a metà“.

Attento a tutto ciò che lo circonda con più di un occhio che guarda il mondo e l’uomo odierno, Effenberg nei suoi testi riesce a passare senza problemi da riferimenti ai grandi classici cantautoriali ad esperienze di vita quotidiana. Il suo genere s’inserisce nel filone it-pop che tanto va per la maggiore ultimamente, mantenendo però caratteristiche peculiari che non ne fanno uno dei tanti semplici cloni di Calcutta.

Oggi la discografia italiana tende ad appiattirsi e a presentare prodotti che paiono essere l’uno la fotocopia dell’altro e Stefano stesso ce ne da conferma: “Esistono alcuni esempi di etichette discografiche che vanno controcorrente, ma il problema principale della discografia odierna è che si cerca sempre di andare sul sicuro per avere la certezza di recuperare l’investimento fatto. Sperimentare non è facile e quando lo si fa lo si cerca sempre di fare con artisti già mediamente affermati, il che rende l’operazione più semplice“.

Nei miei testi – ci racconta – mi lascio ispirare da situazioni che ho vissuto. Sono sempre stato attratto dalla psiche umana e dalle emozioni che una persona prova. Ultimamente però ho provato a cambiare un po’ il mio approccio ed ho iniziato ad inventarmi delle storie in cui cerco di mettere in luce delle problematiche e delle sensazioni attuali. Oltre a questo sono molto interessato all’aspetto mistico della canzone e cerco di trasporre questa misticità con un linguaggio che sia il più terreno possibile“.

Effenberg è un musicista ben conscio del suo percorso, con riferimenti precisi che spaziano dal cantautorato nazionale a quello internazionale, attuale e passato. Quando li chiediamo di indicarcene alcuni, velocissimo tira fuori il telefono, scorre rapidamente la libreria spotify e ci dice cinque nomi: Lucio Dalla, Lucio Battisti, Luca Carboni e Riccardo Sinigallia tra gli italiani, Gabriel Rìos come artista che sta ascoltando di più ultimamente.

Effenberg ha all’attivo due dischi più un altro in fase di scrittura: il primo, Elefanti per Cena, completamente autoprodotto ed uscito nel 2017. Il secondo, Il Cielo era un corpo coperto, uscito nel 2019 per Curaro Dischi.

Ma da dove inizia la passione per la musica del musicista toscano? “Sono sempre stato autodidatta – ci racconta Stefano – alle medie cominciai a suonare la chitarra, poi l’abbandonai per un lungo periodo. Nel 2015, quasi per noia, la ripresi in mano, cominciai a scrivere qualche brano, lo feci ascoltare ad alcuni amici musicisti a cui piacquero e che mi spinsero a continuare. Nel 2016 assieme ad un produttore lucchese, Filippo Guerrieri, iniziai a scrivere il primo disco. Dopo qualche vicissitudine, legata anche al fatto che alcune canzoni che avevo scritto non mi piacevano più, l’album uscì nel 2017“.

Elefanti Per Cena è un disco completamente autoprodotto, simbolo della vivacità lucchese che sposa i canoni della musica contemporanea popolare italiana, composto e suonato interamente da musicisti del nostro territorio: oltre a Stefano, autore delle melodie e dei testi e il già citato Filippo Guerrieri, sono presenti Emmanuele Modestino, Paolo Sodini e Piero Perelli, fedeli compagni di viaggio con cui Effenberg collabora costantemente.

Lucca è il centro del mondo in espansione di Stefano: qui sono nati e cresciuti i suoi dischi e la nostra chiacchierata è l’occasione giusta per fare il punto sulla situazione attuale dell’offerta culturale della città. Come ci aspettavamo il pensiero di Effenberg è parecchio critico: “A Lucca è molto difficile fare musica inedita – esordisce – chi organizza privilegia per la maggior parte cose già conosciute. Eppure non mancano i musicisti e ci sono anche cantautori molto validi, come ad esempio David Ragghianti. L’aspetto che forse influisce di più in senso negativo è che siamo quasi tutti separati, una conseguenza della società odierna che ci ha fatto diventare tutti più individualisti. Se poi guardiamo all’offerta culturale della città il problema è che ci si concentra quasi esclusivamente sulle manifestazioni spot, dalla più piccola alla più grande. Questi sono eventi che, per quanto interessanti, durano l’arco di una settimana e poi finiscono. In definitiva non contribuiscono a creare qualcosa che rimanga nel tessuto culturale cittadino, che aiuti chi vive la città tutto l’anno. A Lucca manca un punto di ritrovo per artisti: se si vuole creare una scena questo è il primo passo“.

Il tema dell’unione fra artisti è molto sentito dal cantautore lucchese e oggi sono molte le problematiche nello svolgere un mestiere che molto spesso non è riconosciuto quanto meriterebbe dalla società: la categoria dei lavoratori dello spettacolo è stata una delle più colpite da un anno di chiusure forzate e le risposte della politica sono state, in alcuni casi, tardive: “nella musica – ci dice Stefano – o fai grandi palchi o hai zero diritti. Non esiste un’organizzazione sindacale, un qualcosa che unisca e purtroppo molte volte se non hai una voce comune nemmeno vieni preso in considerazione“.

Eppure, in questo ultimo anno segnato dalla pandemia, qualche passo in avanti c’è stato e Stefano ce lo illustra: “una delle poche cose buone che ha fatto il covid, per così dire, è che alcuni collettivi di artisti si sono riuniti per tutelarsi a vicenda, presentando alcune proposte al ministro Franceschini. Una di queste organizzazioni si chiama La Musica che Gira, un coordinamento composto da lavoratori, artisti, imprenditori e professionisti della musica che unendosi hanno deciso di portare avanti una linea comune, facendo sentire la propria voce, ad esempio, sulla questione dei sussidi“.

Un passo in avanti che si spera in futuro possa far crescere organizzazioni di questo tipo su tutto il territorio nazionale, seguendo esempi virtuosi di altre nazioni come Francia e Inghilterra, dove la rappresentanza di questa categoria è ben più marcata che nel nostro paese.

Ci accomiatiamo da Stefano parlando dei suoi progetti futuri che prevedono un singolo in uscita nei prossimi mesi e la collaborazione con una nuova etichetta di Milano che da settembre lo vedrà impegnato nella realizzazione del terzo disco della sua carriera: un disco dove saranno presenti i musicisti che lo hanno accompagnato fino ad ora e alcune nuove entrate figlie dell’ultima collaborazione.

Sapere da dove si viene, voglia di sperimentare e apertura mentale per non fossilizzarsi nello stato attuale delle cose: tutto questo è Effenberg e noi siamo più che mai curiosi di vedere dove lo porterà il suo viaggio.

Qua puoi ascoltare la musica di Stefano.

(foto di Giorgio Leone)