Michele Rossi ci racconta la vita quotidiana di un medico delle USCA

Home / Storie / Michele Rossi ci racconta la vita quotidiana di un medico delle USCA
Michele Rossi ci racconta la vita quotidiana di un medico delle USCA

Michele Rossi ci racconta la vita quotidiana di un medico delle USCA

di Tommaso Giacomelli

Michele Rossi è un giovane medico di Lucca, che lavora in prima linea nelle strutture USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), quell’organo di assistenza che si colloca tra il medico di base e l’ospedale. In questo periodo di emergenza sanitaria, tutti i medici USCA stanno dando un grosso contributo per aiutare chi viene colpito dal Covid-19, prestando aiuto quotidiano, sia fisicamente che via telefono. Abbiamo cercato di approfondire tutti quelli che sono gli scenari giornalieri che un medico di questo tipo deve affrontare, dalle problematiche organizzative a quelle di tipo pratico.

Dottor Rossi, come sono fatte le USCA e da chi sono formate?

Le USCA sono formate da gruppi di medici e infermieri, che nell’arco della giornata prestano servizi di assistenza ai malati di Covid-19. Siamo tutti giovani, alcuni neolaureati o che hanno finito il proprio percorso universitario da poco tempo, altri invece che sono medici da più tempo. In sostanza, noi offriamo un servizio che si colloca tra il medico di base e l’ospedale, siamo un organo intermedio tra la gestione del medico di famiglia e il ricovero ospedaliero. Ad esempio, quando il medico di base per ovvie ragioni non può intervenire, perché non ha dispositivi per proteggersi dall’infezione o perché non può andare a visitare i pazienti in quanto positivo, interveniamo noi. L’USCA opera andando a visitare i pazienti a casa, o per fare tamponi a domicilio, assistendo persone che sono bloccate nella propria abitazione e che da essa non possono muoversi neanche per fare un drive through. Infine, facciamo anche consulenze telefoniche e valutiamo quali situazioni possiamo gestire noi in modo autonomo, e quali invece hanno necessità di un ricovero presso l’istituto ospedaliero. 

Qual è il vostro equipaggiamento?

Abbiamo tutto il materiale del caso, dai tamponi ai calzari e alle visiere, passando per le mascherine e le tute integrali. Abbiamo una schiera notevole di guanti e disinfettanti di ogni genere, sempre a disposizione. 

Qual è la giornata tipo di un medico delle USCA?

La mattina entriamo in servizio alle 08:00 a Campo di Marte, dove abbiamo la nostra postazione con computer e telefoni, nella quale organizziamo il lavoro quotidiano. Cominciamo con le consulenze telefoniche, che sono fondamentali perché ci permettono di controllare l’andamento dei pazienti, quindi se il loro stato di salute cambia o meno. In questo modo sappiamo come intervenire, se con la richiesta di un certificato di guarigione da inoltrare all’igiene pubblica o se purtroppo è necessario iniziare l’ospedalizzazione. Durante la mattina e il pomeriggio ci suddividiamo tra le visite ai pazienti e i tamponi da fare, mentre altri restano a svolgere le operazioni al telefono. Ovviamente può capitare di ricevere una segnalazione per un caso particolarmente grave, che di conseguenza ottiene la priorità rispetto a quelli già fissati nel calendario. La notte, invece, non siamo attivi. 

Quali situazioni dovete affrontare durante i vostri turni, che problematiche possono insorgere?

Dipende dalle situazioni e da chi andiamo a visitare. Tutti sono soggetti al Covid-19, dalla persona anziana al soggetto psichiatrico, quindi abbiamo un ventaglio di scenari da affrontare molto variegato. Le difficoltà personali sono molte, a partire dalla svestizione che è una parte cruciale e dove si incontrano tanti fattori di rischio. Questa deve essere sempre svolta nel modo migliore, sia per noi stessi ma soprattutto per gli altri. Per tale motivo vi è sempre un occhio vigile del collega durante la procedura. Gli altri rischi, invece, sono gli stessi che puoi correre quando fai la guardia medica. Ad esempio, la diagnosi è un’altra fase molto delicata, quindi bisogna stare attenti a capire quando un paziente sta peggiorando e di conseguenza impostare una nuova terapia o se invece vale la pena aspettare una reazione alle cure. Ad ogni modo, in questo ci aiutiamo molto anche fra noi colleghi. 

Secondo Lei, fino a quando saranno operative le USCA?

Sinceramente non lo so, quello che posso dire è che il vaccino può essere risolutivo per contrastare e risolvere questa epidemia. Di conseguenza, quando finalmente ci saranno meno casi, ci sarà anche meno bisogno di noi, perché a quel punto il sistema ospedaliero potrà far fronte a tutte le richieste del caso che saranno indubbiamente in numero minore.

Attualmente, com’è la situazione nel territorio di Lucca?

Ultimamente è migliorata, statisticamente i casi nel territorio lucchese sono calati. Ora come ora, a livello organizzativo riusciamo a gestire bene gli impegni e il lavoro. La struttura delle USCA in provincia di Lucca è ben strutturata e ramificata, non vi è solo quella dalla Piana ma ci sono dipartimenti anche in Garfagnana e nella Versilia, che svolgono un ottimo lavoro. Tra l’altro abbiamo anche un ottima comunicazione con l’igiene pubblica che ci permette di avere un quadro della situazione molto coerente e veritiero.