Gina Truglio: libri, cultura e un’idea coraggiosa per il futuro di Lucca

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Gina Truglio: libri, cultura e un’idea coraggiosa per il futuro di Lucca

Gina Truglio: libri, cultura e un’idea coraggiosa per il futuro di Lucca

Gina Truglio – titolare della libreria Ubik sita in Via Fillungo – è nata e cresciuta all’Isola d’Elba, ma ormai da molto tempo vive nella nostra Lucca. Con la città è stato subito amore, ma in poco tempo Gina ha dovuto imparare a convivere con le molte contraddizioni che Lucca riserva. In quest’intervista ci ha parlato delle molte difficoltà che oggi – tra pandemia e avvento dei colossi online – incontra il mercato del libro, lanciando al mondo politico anche una proposta per il post-pandemia: riunire tutti gli operatori culturali creando un grande festival che sappia coniugare musica e letteratura e che, ogni anno, faccia parlare di Lucca in tutto il mondo.

Gina Truglio, come le è venuta l’idea di lasciare la sua isola d’Elba per trasferirsi a Lucca e aprire una libreria nel centro storico?

I libri sono stati da sempre un mio grande amore, in quegli anni venivo dalla grande delusione avuta dalla politica e avevo solo voglia di rifugiarmi nel mondo della lettura. Mi sono innamorata subito di Lucca, appena ho visto la città, imparando poco dopo le sue tante contraddizioni.

Qual è una cosa che ama del suo lavoro, e che non cambierebbe con nient’altro al mondo?

L’indipendenza e la libertà di pensiero, anche se logiche di mercato e governi irresponsabili hanno ucciso la cultura nel nostro paese. Tanto per citare una causa, pensi alla politica degli sconti su internet che ha mortificato il libro e il suo fine.

Qual è il suo libro preferito?

Senza dubbio “Un Uomo” di Oriana Fallaci.

Con l’avvento di Amazon e dei grandi colossi del web, oggi com’è svolgere un’attività come la sua?

Mi vuole far fare la polemica a tutti i costi e allora vado avanti. Competere con Amazon è un’impresa impossibile e ormai non possiamo più farlo, chi ci governa però dovrebbe rendere uguali tutte le librerie, quelle on line e quelle vere dei nostri centri città. Dopo anni di discussioni, lo scorso anno è stata promulgata la nuova legge sul libro – la n. 15 del 13 febbraio del 2020 – che ha diminuito lo sconto al 5% per tutti, ma in un mercato come quello del libro e con la mentalità dell’italiano non è servito a molto. Per me continua a non andare ancora assolutamente bene, vuoi per questa pandemia mondiale vuoi proprio per la mancanza di cultura che c’è nei confronti del libro in Italia.

Lei è solita organizzare incontri, convegni e confronti con molte personalità di spicco: nel corso di tutti questi anni, chi le è rimasto particolarmente impresso e perché?

Uno degli incontri che ho fatto all’inizio della mia attività è stato quello con il giudice Ferdinando Imposimato, con il quale era nata anche una bella amicizia, che venne a presentare il suo libro per Chiare Lettere “Attentato al Papa”…un personaggio davvero indimenticabile! Tuttavia, non dimenticherò mai l’emozione la prima volta che venne Luis Sepúlveda, o quando ospitammo Federico Rampini e Corrado Augias, personaggi che ho sempre seguito.

Lei vive a Lucca ormai da qualche anno, cosa ne pensa della vita culturale e artistica della nostra città?

Credo che la città manchi – come succede anche in altri campi – di un progetto e di una conoscenza a 360 gradi. Chi è più forte sopravvive: chi è più bravo, certamente, ma anche più furbo. Tanto per dirne una, da quando è scoppiata questa pandemia le associazioni di categoria non si sono mai riunite davvero con i propri associati, ognuno va per conto suo. Parlare di riunire le forze è da sognatori e non conviene, d’altronde credo che sia più comodo così.

Ha idee, critiche, suggerimenti o proposte da avanzare nei confronti di chi determina la vita culturale lucchese?

Si, riunire tutti gli operatori culturali e mettere loro a disposizione gli spazi della città gratuitamente, non appena sarà finita questa catastrofe mondiale del COVID. Vorrei che la politica ci aiutasse a creare un grande festival che unisca musica e letteratura e che ogni anno faccia parlare di Lucca in tutto il mondo. Una cosa vera, insomma, che non sia gestita da partecipate e che non coinvolga Amazon. Che non sprechi i soldi pubblici in cattedrali nel deserto, che guardi a dove vanno tutti i giorni i nostri ragazzi che non hanno palestre e scuole dignitose, che non svenda il nostro patrimonio pubblico e che cominci progettare finalmente una città attenta alla qualità della vita. Chiedo troppo vero? Questo è quello che vorrei.