Andrea Casali: uno sguardo su Lucca

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Andrea Casali: uno sguardo su Lucca

Andrea Casali: uno sguardo su Lucca

Andrea Casali è un padre e un imprenditore di successo nel mondo della formazione e dell’istruzione. La sua città è Lucca, dove risiede come normale cittadino e dove si svolgono le sue principali attività lavorative. Dall’alto della sua esperienza e conoscenza delle dinamiche territoriali, abbiamo dato voce ai suoi pensieri per avere uno sguardo ampio, sia sul mondo professionale, che su quella della città che si appresta a muoversi verso la battaglia delle urne, che si terrà nel 2022.

Andrea, ci parli un po’ di lei. Qual è la sua storia? Di cosa si occupa?

Mi chiamo Andrea Casali, compirò 54 anni a settembre, sono sposato, ho un figlio di ventitré anni, sono laureato in giurisprudenza e ho preso un master all’università di Berkeley a San Francisco. Lavoro da quasi trent’anni nell’ambito dell’educazione e della formazione. Il ramo aziendale della famiglia – forse il più conosciuto – è il gruppo Esedra, che si occupa di scuola dall’asilo nido passando per la materna e l’elementare bilingue, fino alla media internazionale e alle superiori. Abbiamo sviluppato anche una facoltà universitaria a Pisa per mediatori linguistici, con laurea triennale e magistrale. Abbiamo diversi sedi su Lucca, Pisa, Massa, Grosseto, Montecatini e Pistoia.

Io, in particolare, mi occupo di formazione con una società mia, che si chiama Scudo, mentre per quanto riguarda le scuole, sono un socio ma la gestione operativa è di mio padre e mia sorella. La Scudo è una società che si interessa di formazione, soprattutto nel campo delle banche, pubblica amministrazione e aziende, con i marchi Istituto Studi Bancari e Scuola delle Autonomie Locali e Scudo. Inoltre, ho una divisione che si occupa di Master in risorse umane, marketing, project management, logistica e business administration con il marchio Stogea.

Come nasce l’idea di cimentarsi nel campo della formazione e dell’istruzione?

La scuola Esedra è stata fondata da mio padre nel 1977, prima come liceo linguistico poi con gli altri indirizzi. Le scuole sono cresciute nel tempo e sono state affiancate da altre attività, come quella con cui mi sono cimentato per primo che era l’Istituto di Studi Bancari che si occupava di formazione per le banche. In poche parole, mi sono trovato in questo settore – si può dire – dalla nascita.

Invece Scudo è un’avventura tutta sua?

Sì, l’ho fondata io, ed ho incorporato le altre società di formazione di famiglia che sono rimaste solo con i marchi sopra ricordati.

Sul territorio queste realtà godono di una solida nomea. Come si è arrivati a questo punto?

La formazione noi la facciamo su tutta Italia, da Bolzano alla Sicilia, mentre le scuole sono più radicate nel nostro territorio toscano. Diciamo che la miglior pubblicità è il passaparola, ovviamente se otteniamo questi successi da così tanti anni, significa che abbiamo un buon prodotto sia come formazione che come scuola. Il nostro è un servizio per le persone, quindi è un compito ancora più difficile, ma è bello ottenere dei così importanti risultati di gradimento. Se la nostra reputazione è buona, significa che il servizio che abbiamo erogato è di livello.

Dopo questo doveroso preambolo, facciamo un passo avanti. Parliamo di Lucca, la sua città, in quale situazione si trova?

Lucca è un luogo dove si sta bene, sia a livello geografico, paesaggistico e culturale che per la facilità di usufruire di vari servizi come gli aeroporti. È una città che artisticamente possiede un grande patrimonio, per lo più, ben conservato. Tuttavia, ci sono dei lacci e dei lacciuoli burocratici che non permettono di avere un grande sviluppo aziendale-imprenditoriale. A Lucca si potrebbe star meglio, rispetto a quanto non accada odiernamente, perché vi è un perenne sentimento di sfiducia. Ad esempio, il nuovo ponte sul fiume Serchio che sarebbe una struttura da realizzare nell’immediato, non è stato ancora fatto dopo quindici anni di progetti. Quindi, ogni volta che si affaccia all’orizzonte una prospettiva di crescita, la popolazione non ci crede. Ritornando al punto, ci sono degli aspetti burocratici che bloccano l’espansione di questa città.

Quindi alla base, ci sarebbe un problema di mentalità da parte dei lucchesi?

Sicuramente sì, il lucchese per definizione è un conservatore, tende a mantenere lo status quo e temporeggia. Poi, c’è anche un aspetto politico di scarso coraggio che non è da tralasciare. La politica lucchese dovrebbe essere fatta con maggiore audacia e quando si presentano le occasioni per – simbolicamente – tuffarsi, dovrebbero farlo.

Lei sostiene, in poche parole, che negli ultimi anni è mancato del coraggio nella politica per veder crescere Lucca?

Esatto. Lo ribadisco, ci vuole un po’ più di coraggio. Ad esempio, quando fu fatta l’operazione che ha portato in questa città il “Summer Festival”, ci fu coraggio perché da una parte i benefici erano sicuri, ma da un’altra i lucchesi erano pronti alla rivolta per lo stravolgimento della loro tranquillità. A distanza di anni, si può dire che siano stati molti di più i pro che i contro di questa scelta. Se continuiamo nell’immobilismo, c’è poca protesta, ma altrettanto non c’è nessun miglioramento.

Proiettandoci nel futuro, quale sarebbe una ricetta vincente per rilanciare la città e combattere l’idea di questo immobilismo?

Ci vogliono idee e queste vanno portate in fondo con determinazione. Annunciare progetti sui giornali e al pubblico, ma poi lasciarli bloccati diventano un boomerang. Lei pensi, ad esempio, al mercato di Piazza del Carmine che in vent’anni non è stato ancora portato al termine nella sua nuova destinazione. Bisogna avere un po’ più di coraggio, lo ribadisco, ma soprattutto agire. Non servono tanti progetti, ma quei pochi devono vedere una fine e non possono essere messi in soffitta.

Cosa si aspetta dalle elezioni amministrative che ci saranno nel 2022?

La situazione la vedo un po’ incerta, perché i partiti sono sempre alla finestra. Manca ancora un anno e tanti dicono che ci sia ancora tempo, ma secondo me è il momento di muoversi, almeno dopo l’estate. Il centro-sinistra, sicuramente, trova compattezza e va unito verso un candidato, sia che piaccia o meno. Il centro-destra invece mi sembra molto più diviso, forse per un aspetto culturale perché ci sono troppe anime. C’è il rischio che in questo modo, senza unità, la vittoria vada agevolmente a chi è unito. Nel centro-destra manca poi un leader, mentre dall’altra parte è consolidata la figura di Marcucci. La mia previsione, in definitiva, è un 50 e 50.

Restando su questa incertezza del centro-destra, questo schieramento su chi dovrebbe convergere, se può fare un nome?

I nomi in questo momento non ne vorrei fare, perché correrei il rischio di bruciarli. Se uno fa attenzione a questa frase che ho detto capisce, invece c’è un giochino a fare molti nomi ultimamente. L’importante è ci sia un unione, anche senza un leader nazionale come ha invece il centrosinistra. Il candidato deve non solo saper vincere, ma soprattutto governare e mediare. Al momento non ho conoscenza approfondita delle qualità personali dei nomi che sono usciti sui giornali per dare un giudizio definitivo.