APOLOGIA DELLA MUSICA LEGGERA

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APOLOGIA DELLA MUSICA LEGGERA

Con il 2015, LuccaMusica si è aperta anche alla musica non classica, che perlopiù confluisce nella definizione di ‘musica leggera’. In una terra di nessuno sta invece il jazz, la novità più interessante e determinante del Novecento musicale, e comunque creditrice dei migliori sviluppi della musica leggera.
Tutte le classificazioni sono certamente utili, anche se ogni brano ha una storia ed una collocazione stilistica a se. Come ogni categoria, la ‘leggerezza’ ha un’infinita varietà di gradazioni, e se è vero che esiste una musica ‘superpiuma’, esiste anche qualcosa di più impegnato ed impegnativo: si pensi al Franco Battiato di Povera Patria (1992) («Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere | di gente infame che non sa cos’è il pudore | si credono potenti e gli va bene quello che fanno | e tutto gli appartiene») o di Zai saman (1988) («Vuoto di senso crolla l’Occidente | soffocherà per ingordigia | e assurda sete di potere | e dall’oriente orde di fanatici»). Troppo facile notare non solo l’attualità, ma anche la profeticità (leggi Charlie Hebdo ) di questi testi.
Quando l’accademia tratta di musica leggera, si dilunga generalmente e prevalentemente sugli aspetti ‘commerciali’ e sul giro d’affari come musica ‘di consumo’, senza andare tanto più in là sull’analisi dei testi, delle musiche, e del perché qualche canzonetta oltrepassa le generazioni.
Sulla ‘leggerezza’ si sono chiaramente espressi Giorgio Gaber ed Italo Calvino, che inizia le sue Lezioni Americane proprio con il suo elogio: «In questa conferenza cercherò di spiegare perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto. […] Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime […]. Poi, l’informatica […]; è il software che comanda […]». Nino Rota conclude invece: «Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica: il termine ‘musica leggera’ si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta».
La ‘leggerezza’ in musica si ottiene con la semplicità degli ingredienti: voce non impostata, pochi strumenti, pochi accordi concatenati senza particolari ricercatezze (cromatismi, enarmonie e modulazioni), ritmo armonico allentato (in Bach ogni quarto può avere il suo accordo…), forma perlopiù con strofa e ritornello, ritmica scorrevole. In questo modo si sono ottenute composizioni dotate di una leggerezza e di una giovanile vitalità inaccessibili alla musica ‘classica’ (La Sagra della Primavera è certamente vitalistica, ma non connota certo leggerezza).
Il pane è fatto con quattro semplici ingredienti: ma quale varietà! Quanto pane cattivo e quanto buono, quando non ottimo! E anche la grande cucina non è necessariamente in funzione del numero degli ingredienti e di una loro lambiccata combinazione.
Se così non fosse, ogni insegnante di composizione scriverebbe Messe in Si minore o None, mentre un musicante con molto meno prosopopea tecnica riesce magari a piazzare un magnifico evergreen.
Torna in mente Verdi, che sentenziava: «Nella musica vi è qualche cosa di più della melodia: qualche cosa di più dell’armonia: vi è la musica! [… ] In fatto d’opinioni musicali bisogna esser larghi, e per parte mia sono tollerantissimo […]. In una parola melodia, armonia […] non sono che mezzi. Fate con questi mezzi della buona musica, ed ammetto tutto e tutti i generi».
Fondamentale è che la musica leggera non soffra complessi d’inferiorità. Talvolta autori di rango hanno tentato di nobilitare la loro buona musica arrangiandola con orchestre sinfoniche che l’hanno uccisa nello spirito. Si pensi ad un album di Antonello Venditti del 1997 arrangiato pur con maestria per grande orchestra. In questo modo, però, addio ‘leggerezza’…
La canzone del sole di Lucio Battisti si fonda su tre soli accordi, e non esce da questo elementare circolo ossessivo, che riesce però magnificamente ad illustrare il testo di Mogol. Piccola notazione: la successione V- IV – (anche Imagine la presenta) V risulta inusuale ed osteggiata dai manuali di armonia. Ed il finale nell’acuto e senza apparente respiro, non è un cimento dell’invenzione?
Si pensi a Sex Machine di James Brown: tutto apparentemente facile. Ma la parte del basso? La ritmica trascinante? La voce tarantolatamente nuova ed espressiva? Un capolavoro.
È che dire di Atom Heart Mother e The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd? Musica leggera? Mahhh… Sicuramente musica, e della più nobile… Ed il Terzo e Quarto album dei Led Zeppelin? Un inno all’eterna giovinezza! Il Secondo ed il Terzo di Santana? I Genesis?
Non si possono non citare i nostri Fabrizio De André e Francesco Guccini, monumenti di leggerezza. E «l’ognuno in fondo perso dentro i fatto suoi» di Vasco Rossi non è una straordinaria sintesi dei nostri tempi»?
Anche la musica esige apertura mentale: avvicinandosi alla musica classica, si può accedere al complesso ed al sublime, mentre una musica con minori pretese aiuta a mantenersi giovani, anche nel ricordo di tempi passati che con il riascolto di canzoncine riaffiorano vivi e commoventi.