A colloquio con… Nuccio D’Angelo

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A colloquio con… Nuccio D’Angelo

Il primo approccio con uno strumento musicale è stata la chitarra?

Si, anche se quando ho intrapreso gli studi musicali (all’inizio degli anni ‘60) si iniziava ancora con lo studio del solo solfeggio… e per qualche anno! Oggi questo sarebbe didatticamente improponibile. Poi, quando si è trattato di scegliere lo strumento, non ho avuto dubbi. Non so nemmeno da dove mi è venuta quest’ispirazione… e ho scelto la chitarra.

Poi il Conservatorio e il diploma con lode…

A Trapani, dove vissi fino a 18 anni, l’ambiente non stimolava certo lo sviluppo artistico. Così, dopo aver frequentato per due anni il conservatorio di Palermo, trovai il mio vero maestro a cui tuttora sono molto legato e riconoscente: Alvaro Company, con cui completai il corso di chitarra al conservatorio di Firenze, affiancando gli studi con quelli di composizione, sotto la guida di Gaetano Giani-Luporini, altro grande maestro, molto significativo per la mia formazione.

La tua carriera è poliedrica. Ti conosco come un raffinato insegnante di chitarra, molto stimato da allievi ed ex allievi

L’insegnamento è importante per trasmettere la propria esperienza, la propria ricerca. Soprattutto negli ultimi ventidue anni, cioè da quando sono entrato nel corpo insegnante dell’ istituto “P. Mascagni” di Livorno, ho cercato di dare il massimo ai miei allievi, prefiggendomi sempre di metterli in condizione di suonare e svolgere la professione di musicista nel modo più completo e maturo possibile.

Credo anche che per te conti principalmente il rapporto umano con l’allievo

Mi sembra che non si possa insegnare niente se non si stabilisce un canale di comunicazione con lo studente. Bisogna individuare le sue qualità e valorizzarle al massimo. Durante le lezioni deve sempre succedere qualcosa di significativo, che l’allievo possa poi sviluppare nel suo studio. Le cose più profonde e importanti vanno dette, col dovuto dosaggio, ma sempre mantenendo in classe un’atmosfera di buon umore e di rispetto.

C’è anche un Nuccio compositore, vincitore di importanti premi internazionali

Si, ho avuto dei successi soprattutto nella composizione per e con chitarra. All’ estero mi conoscono più come compositore che come chitarrista. Quando espressi a Giani-Luporini la mia perplessità per questa mia doppia professione (chitarrista e compositore) lui mi rincuorò dicendo “Tu sei carne e pesce!”

Con la stessa raffinatezza con la quale insegni interpreti brani che vanno dal barocco al contemporaneo. Un esempio è stata l’interpretazione di Bach nel concerto del 4 dicembre

Grazie per il complimento! In realtà, pur avendo approfondito lo studio del repertorio contemporaneo, nei programmi da concerto degli ultimi vent’ anni ho sempre suonato diverse mie composizioni (mi invitavano per questo) alternandole a qualche brano tratto dal repertorio novecentesco della scuola nazionale spagnola e sud-americana (dove la chitarra è maestra di risorse timbriche). Attualmente sto invece portando in giro un programma con musiche di J. Dowland e J. S. Bach ( vedi quello eseguito a Borgo a Mozzano). Mi godo il privilegio di vivere questi capolavori, apparentemente antichi, come attualissima fonte di ispirazione e di modernissime occasioni espressive.
E questo accade soprattutto con la musica di Bach. Mi sembra di avvicinarmi sempre più al suo mondo, ma lui è come l’orizzonte: irraggiungibile.

Inoltre hai creato dei “percorsi esplorativi” nel Jazz

Negli anni ’90, mi sono trovato a scrivere (su commissione o per particolari occasioni concertistiche o discografiche) in uno stile che da lì a poco sarebbe stato chiamato “cross over”. In realtà ho solo lasciato affiorare dalla mia memoria lo spirito di alcune esperienze giovanili, in cui improvvisavo molto anche con la chitarra elettrica e praticavo generi pop e pop-jazz (anche a quest’ultimo fu successivamente attribuito un nome: “fusion”). Ma queste memorie prepotentemente si mescolavano all’esperienza compositiva colta che avevo intrapreso dal 1974 creando un prodotto tutto mio che… a volte è piaciuto molto!

Hai un sogno nel cassetto?

L’insegnamento di Alvaro Company mi ha sensibilizzato verso un approccio globale alla musica.
Mi ha stimolato ad allargare la mia sensibilità ben oltre le dita, ben cosciente che un approccio fisicamente consapevole mette in atto le giuste energie influenzando in maniera totale l’ispirazione e la comunicazione con la nostra interiorità. Negli anni in cui studiavo con lui compresi che l’obbiettivo sarebbe stato “sentire tutto”. Da allora questa ricerca non è mai cessata e questo “sentire” si è allargato ed intensificato. Il sogno che ho è quello di continuare a progredire in questa espansione, perché il “sentire tutto” non può avere limiti.